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Dr Gaspare Costa

Psicologo - Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

  Ambulatori: Pisa, Versilia, Massa-Carrara

Inscritto all'Albo degli Psicologi  della Reg. Toscana n°5040  - P. IVA 01206950451

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L'ossessione di poter essere lesbica  nel DOC: sintomi, cause e cura

a cura del Dr Gaspare Costa

Susanna Benassi intervista il Dr Gaspare Costa sui Sintomi, le Cause e la Cura del Disturbo  Ossessivo Compulsivo Leggi:

http://www.viviversilia.it/pensieri-immagini-impulsi-ricorrenti-il-disturbo-ossessivo-compulsivo

L’ossessione di poter essere lesbica, accompagnata da dubbi che richiedono continue rassicurazioni per lenire un profondo stato di disagio, ansia, fino a veri e propri stati d’angoscia, costituisce una delle tante tipologie con cui il disturbo ossessivo compulsivo può presentarsi.  In genere, la paura di poter  essere lesbica correlata al DOC assume la forma di pensieri intrusivi, immagini saffiche o sensazioni a cui si accompagnano ansia, angoscia, sensi di colpa, vergogna, sentimenti depressivi, valutazione di se stessi come perversi ed immorali.

L’esordio del DOC omosessuale frequentemente  avviene in adolescenza e spesso viene associato ad eventi casuali ( ad esempio, una scena lesbo in  un film, venire a conoscenza di persone ( conoscenti o donne famose) che si dichiarano lesbiche,   la visione  di donne  in atteggiamenti intimi etc.) che innescano il dubbio circa la propria identità di genere. La paura di poter essere lesbica può presentarsi come un fulmine a ciel sereno, un specie di rivelazione, che si accompagna ad uno stato di profonda angoscia, oppure può strutturarsi subdolamente  come idea fissa che, pian piano, assorbe gran parte dell’attenzione. Generalmente, a seguito dell’evento casuale attivante,  la personale inizia a porsi domande di questo tipo: “ E’ se mi piacessero le donne? …Se fossi lesbica? Se mi vengono in mente questi pensieri vuol dire che “inconsciamente” sono lesbica”. Queste “riflessioni” sono accompagnate da un profondo stato di disagio.

Per lenire questo stato di angoscia la persona inizia a mettere in atto tutta una serie di strategie rassicuratorie, che richiedono diverso tempo e fatica, finalizzate a tranquillizzarsi rispetto al dubbio di poter essere lesbica. Il pensiero ossessivo può essere innescato da eventi esterni o da “stimoli interni” ; nel caso di eventi esterni la paura di essere di poter essere lesbica  può generarsi in seguito a  qualsiasi stimolo che accende il dubbio circa la propria identità sessuale come può essere, ad esempio, la vista casuale  di una bella ragazza o una “ performance” sessuale insoddisfacente con un uomo, ( spesso la scarsa attrazione per un uomo è interpretata come prova della propria omosessualità) . Un esempio ci può aiutare a  ricostruire il profilo interno dell’ossessione sessuale  di poter essere lesbica nelle sue varie componenti:  stimolo d’innesco, valutazione del pensiero ossessivo, sintomi, tentativi di soluzioni  e problema secondario. Immaginiamo una donna  che presenta questa forma di DOC,  possibilmente mentre sta attraversando un periodo di intenso stress, che, casualmente, si sofferma a “fissare” un altra donna (possibilmente di belle presenza), questo semplice evento può innescare, quando il disturbo ossessivo è già strutturato,  le seguenti valutazioni:  “ Se l’ho guardata allora vuol dire che mi piace, se mi piace allora vuol dire che sono lesbica… essere lesbica  è qualcosa che non riesco assolutamente ad accettare… sarebbe un dramma”;  a queste valutazioni seguono i sintomi d’ansia  e i tentativi di lenirla attraverso la messa in atto di compulsioni e/o richieste di rassicurazioni finalizzate a disconfermare il rischio ( intollerabile) di essere  lesbica.

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Queste compulsioni, finalizzate a neutralizzare l’ansia di essere lesbica,  possono assumere le forme più varie ma, in genere, si basano su ripetuti test e controlli. Chi è affetto da questa forma di DOC non accetta il minimo rischio ed ha quindi bisogno dell’assoluta certezza circa la propria identità sessuale, questo bisogno assoluto di “controllo” e sicurezza  costituisce uno dei fattori principali  che regolano il disturbo ossessivo compulsivo. Ritornando al nostro esempio, la donna con il dubbio ossessivo di essere lesbica può mettere in  atto i seguenti rituali: può “scannerizzarsi”  allo scopo di rilevare l’eventuale   presenza di eccitazione sessuale ( spesso si tratta di sensazioni generiche prodotte dall'ansia) che, se presente, confermerebbe l’allarme “ Sento eccitazione guardando una donna… allora sono davvero lesbica” oppure “non provo nessuna eccitazione… allora  sono eterosessuale”, spesso queste rassicurazioni durano diverso tempo assorbendo la persona in elaborazioni mentali interminabili e  sfinenti. La donna in questione può, con finalità rassicuratorie, ripercorrere la propria storia sessuale “ Sono sempre stata attratta da uomini… ho avuto rapporti sessuali solo con uomini quindi non sono lesbica”,  oppure  può aggrapparsi a teorie  varie  “  lesbiche si nasce…oppure si diventa in tenera età”.  Di solito, le persone affette da doc sessuale passano diverso tempo su internet alla ricerca di notizie che possono tranquillizzarle, anche se spesso l’effetto ottenuto è l’incremento del dubbio.

Le compulsioni terminano quando la persona si è sufficientemente rassicurata rispetto al dubbio sulla propria identità sessuale, ovviamente questa rassicurazione è solo temporanea poiché l’assoluto bisogno di certezza abbassa drammaticamente la soglia d’innesco dell’ossessione.  La paura di essere lesbica, cosi come è strutturata nel DOC, è rinforzata e mantenuta da diversi circoli viziosi come, ad esempio, quello che si può instaurare tra rapporti sessuali con l’altro sesso e timore di essere lesbica: spesso i rapporti con l’altro sesso vengono vissuti come test ( “Se provo piacere a far sesso con gli uomini allora non sono lesbica… al contrario, se non ho voglia o provo poco piacere vuol dire che c’è qualcosa che non va…forse sono lesbica)  della propria identità di genere e quindi vengono iperinvestiti; l’iperinvestimento della prestazione genera una marcata ansia anticipatoria che, a circolo vizioso, può disturbare la prestazione alimentando e/o confermando i dubbi circa il proprio lesbismo.

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In sostanza,  i rapporti sessuali con l’altro sesso non vengono vissuti con serenità ma in funzione di conferme o  disconferme, non è raro, infatti,  che, durante i rapporti,  queste persone siano completamente assorbiti dai propri dubbi,  perdendo di vista le necessità del partner.   In questa forma di disturbo ossessivo, il sesso spesso perde il suo valore gratificante per assumere il ruolo di  test; in questo scenario,Create your own banner at mybannermaker.com! un normale calo del desiderio o una prestazione non valutata all’altezza (  gli standard possono essere molto elevati) vengono inevitabilmente associate al dubbio di essere lesbica, escludendo altre ipotesi alternative quali possono essere lo stress, la stanchezza o altre condizioni fisiologiche. Spesso, le persone con ossessioni sessuali evitano posti o situazioni ritenuti “ambigui”  ( palestre, saune, locali particolari, piscine etc.) per la paura di doversi confrontare con i propri dubbi. In genere,  gli individui con ossessioni sessuali hanno un buon insighit circa l’infondatezza o l’esagerazione delle proprie paure ma, nonostante questo, non riescono a rassicurarsi.

Un aspetto significativo dell’ossessione di poter essere lesbica è rappresentato dallo scenario temuto, esso, infatti, viene  immaginato come qualcosa di assolutamente inaccettabile, invivibile, intollerabile anche se spesso la persona non sa rappresentarselo; in sostanza, alle domande dello psicoterapeuta: “cosa cambierebbe nella tua vita se dovessi scoprire di essere lesbica”? cosa ci sarebbe di cosi insopportabile? Come immagini la tua vita da lesbica, sarebbe davvero cosi terribile”? le persona manifestano una scarsa conoscenza degli effetti della minaccia,  una specie di “buco nero”  non rappresentabile ma da evitare a tutti i costi. Con il procedere della psicoterapia, questo scenario ombra, pian piano, acquista significato rispetto a particolari apprendimenti, eventi sensibilizzanti, esperienze, che hanno strutturato la “ credenza” personale della drammaticità dell’essere lesbiche. Quello che emerge all’inizio della cura è l’assoluto bisogno di certezza circa la propria identità sessuale, spesso  la persona è più disposta ad accettare  di essere lesbica piuttosto che essere torturata dal dubbio.

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Per quanto concerne la cura,  gli studi di efficacia hanno dimostrato che la psicoterapia cognitivo comportamentale, da sola o associata ai farmaci,  è considerata il trattamento d’elezione ( fonte APA) per il disturbo ossessivo compulsivo. L’esposizione con prevenzione della risposta (EPR) costituisce, dopo un accurato lavoro preparatorio, la strategia che garantisce la maggior probabilità di successo;  fondamentale, ai fini della cura, risulta la ristrutturazione delle “credenze” ( come si sono formate? da chi sono state inculcate?  da quali esperienze sono state confermate? etc.)  che collegano l’essere lesbica con la “fine del mondo”. Spesso le persone con questo tipo di DOC  manifestano una profonda paura per la critica, il rimprovero,  il disprezzo, l’umiliazione che minacciano la loro rappresentazione di persone accettate e degne di essere amate. In questo senso, la psicoterapia ha il compito di ridefinire l’autostima del soggetto stimolando criteri di valutazioni più internalizzati al fine di ridurre l’impatto che il giudizio degli altri ( fattore di vulnerabilità) ha sulla propria autostima.

 Recentemente  sono stati sviluppati dei protocolli che prevedono l’utilizzo dell’ACT ( Acceptance and Commitment Therapy), la cosiddetta psicoterapia cognitivo comportamentale di terza generazione,  nella cura del disturbo ossessivo i cui risultati sembrano promettere bene. L’ACT può essere particolarmente indicata in queste forme di ossessioni sessuali poiché la finalità ultima della terapia è quella dell’accettazione delle  esperienze private dolorose ( pensieri, emozioni, sensazioni etc.) a cui segue l’impegno verso il perseguimento di valori autentici e personali.

Dr Gaspare Costa

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