- Gli adulti e gli adolescenti sono consapevoli che la loro paura è irrazionale o, quanto meno, esagerata ma, nonostante questa “consapevolezza”, non riescono a liberarsene. Paradossalmente, il fatto di essere consapevoli di esagerare il “pericolo” legato all’esame li espone ad ulteriori sofferenze che derivano dalla considerazione di essere diversi dagli altri, di essere più fragili, di essere dei falliti, di non poter raggiungere traguardi ambiziosi, di deludere gli altri; queste “riflessioni” possono compromettere l’autostima, innescare vissuti di inadeguatezza a cui spesso si accompagnano sentimenti di vergogna, autosvalutazione e depressione.
- L’ansia d’esame deve creare disagio significativo o compromettere la qualità della vita della persona. Spesso, a causa dell’ansia d’esame patologica, la persona rimane danneggiata nel suo percorso scolastico ritardando in maniera significativa la conclusione degli studi oppure può avere un rendimento scolastico al disotto dell’impegno profuso o dalle proprie capacità intellettuali. Nei casi più gravi l’ansia d’esame patologica può spingere la persona ad abbandonare gli studi nonostante le rilevanti potenzialità. L’ansia d’esame può influire in maniera significativa sulla qualità della vita della persona e questo deve far riflettere circa l’importanza di un trattamento psicoterapeutico efficace, come si è dimostrata la psicoterapia cognitivo comportamentale, che possa curare l’ansia d’esame patologica.
Quali sono le cause dell’ansia d’esame?
In generale, le persone che soffrono di ansia d’esame patologica sembrano accumulate da alcune caratteristiche “cognitive”, ovvero credenze, che rendono insopportabile e catastrofico un possibile scenario di fallimento. Spesso, per queste persone, la prova d’esame non si limita ad una prestazione ma coincide con il valore personale che si attribuiscono; in sostanza fallire ad un esame significa essere falliti, compromettere la propria vita, deludere se stessi e gli altri.
Il lavoro psicoterapeutico mette spesso in risalto come, nella storia di chi soffre di ansia d’esame patologica, l’autostima ed il valore personale, cosi come l’esser degni di amore, sia stato condizionato dalle “prestazioni”, in primus scolastiche, del bambino.
E’ possibile riscontrare nella storia di queste persone episodi “sensibilizzanti” che hanno orientato il loro iperinvestimento verso il successo scolastico come mezzo efficace per ottenere ammirazione, amore, approvazione o, al contrario, evitare umiliazioni o rimproveri. L’ansia d’esame è spesso accompagnata da pensieri di fallimento, vergogna, paura di deludere gli altri o di compromettere il futuro. In genere, le persone che manifestano eccessiva ansia d’esame hanno un autostima condizionata dagli altri ( professori, datori di lavoro, partner etc.) e quindi più vulnerabile poiché basata su criteri esterni che spesso possono rivelarsi arbitrari.
L’ansia d’esame non è dunque semplicemente l’ansia per l’esame ma l’angoscia, che può sfociare in panico, di dover ogni volta giocarsi tutto: autostima, fiducia, approvazione amore, e rischiare di perderlo. Ognuno di noi esposto a questo rischio manifesterebbe un ansia patologica. Alcune persone che presentano queste caratteristiche possono funzionare abbastanza bene finché un episodio, come una bocciatura imprevista, un voto basso o una prestazione non all’altezza, fa crollare tutta la sicurezza innescando o, aumentando, l’ansia per gli esami futuri. Altre persone sono invece abituate da sempre a fare i conti con la propria ansia d’esame.
Cosa si teme nell’ansia d’esame?
Dalle considerazioni fatte in precedenza risulta comprensibile come, chi soffre d’ansia d’esame patologica, tema, in maniera eccessiva, il fallimento ( fare scena muta, non rispondere alle domande, fare una brutta figura , mostrarsi agitato o impreparato etc.) e, dunque, la compromissione dell’autostima e del valore personale a cui fanno seguito sentimenti di autovalutazione, depressione e vergogna ( auto immagine e/o immagine sociale compromessa).
Perché l’ansia d’esame Tende a Cronicizzarsi?
Per cercare di comprendere i fattori che contribuiscono a creare il circolo vizioso dell’ansia d’esame patologica e, dunque , il suo mantenimento illustriamo un esempio:
A. è una brillante studentessa di Giurisprudenza di 22 anni, da sempre ha ottenuto ottimi successi scolastici anche se gli esami erano accompagnati da un ansia fastidiosa ma, tutto sommato, sopportabile. Per sopperire all’ansia d’esame e, quindi, alla preoccupazione che qualcosa potesse andare” storto”, A. non tralasciava nessun dettaglio studiando e ripetendo con "ossessivamente" il programma d’esame per non rischiare di essere sorpresa da qualche domanda a trabocchetto. Come ulteriore precauzione metteva in atto “simpatiche” superstizioni. La famiglia di A. ha sempre investito tanto sul successo scolastico della figlia poiché a lei sarebbe spettato l’onore di essere la prima laureata ( Avvocato!!!!!) della famiglia che, di conseguenza , avrebbe ripagato tutti i sacrifici fatti per lei anche dai fratelli.
Se da un lato questa “missione” rendeva A. orgogliosa e fiera dall’altro sentiva tutto il peso della responsabilità e, dunque, il dovere di riuscire a tutti i costi per non deludere la famiglia. Tutto scorre “liscio” finche, ad un importante esame universitario, A. viene “sorpresa” da una domanda a cui non era preparata: dapprima rimane sconcertata poi, “intuendo” che i professori iniziavano a dubitare della sua preparazione, viene invasa dall’ansia e da pensieri catastrofici (“ mi abbasseranno la media o forse mi bocceranno”, “i miei ci rimarranno male”, “non sono cosi brava come pensavo” , “come farò a fare l’avvocato se non so neppure rispondere a queste domande”etc.) a cui si accompagnano confusione ed agitazione. I pensieri di A. si accavallano velocemente, l’ansia sale, la bocca si fa asciutta, le mani sembrano tremare, suda, è pallida, sembra mancargli l’aria, ormai non riesce più a rispondere nemmeno alle domande che conosceva perfettamente.
Vedendola in difficoltà i Professori la invitano a presentarsi “tranquillamente” all’appello successivo, per A. e il primo fallimento: il mondo gli cade addossso. Esce dall’aula confusa e decide di raccontare ai genitori una bugia (aver superato l’esame) piuttosto che farli soffrire, riproponendosi di studiare più di prima. Nelle settimane successive A. studia intensamente ma, man mano che si avvicina il giorno dell’esame, sente aumentare l’ansia e la paura di poter fallire nuovamente.