La paura di dormire da soli negli adulti può compromettere in maniera significativa la qualità della vita di questi individui che manifestano la tendenza ad evitare tutte le situazioni in cui non possono condividere il sonno con qualcuno di familiare e rassicurante; per tale ragione possono rinunciare a spostarsi per lavoro o studio perdendo importanti opportunità professionali.
Un'altra problematica legata alla paura di stare da soli in casa di notte e di addormentarsi in solitudine è rappresentata dalle possibili
difficoltà interpersonali dovute all’estremo bisogno di compagnia, non è infrequente che i partner di questi soggetti possono manifestare vissuti di costrizione e frustrazione per le continue richieste di vicinanza che ne limitano la liberta. Generalmente, le persone che hanno paura di dormire da soli manifestano ansia se il partner o altro familiare non è rientrato all’ora prevista specie se incomincia a fare buio; in questi casi possono inondarle di telefonate finalizzate ad essere rassicurate in relazione al loro arrivo.
La paura di dormire a casa da soli, oltre a rappresentare un gravoso problema che limita l’autonomia dell’individuo, produce un plus di sofferenza anche per il fatto che la persona si valuta negativamente per il fatto di avere “un disturbo cosi ridicolo”, queste valutazione spesso si accompagnano a demoralizzazione, rabbia verso se stessi, senso di impotenza e fallimento.
La percezione di essere completamente dipendenti per qualcosa che pure un bambino riesce a fare può avere un impatto notevole sull’autostima e il tono dell’umore che può essere indirizzato in senso depressivo alimentando il circolo vizioso, questi vissuti possono essere inaspriti quando il partner, magari perché stressato, “rinfaccia” il proprio sacrifico: “Non posso neanche andare a bere una birra con gli amici… Sono esasperato!”.
Perche si ha paura di dormire da soli?
Le cause della paura di dormire in casa da soli negli adulti possono essere molteplici e risalire a periodi diversi dello sviluppo evolutivo, ad esempio la difficoltà ad addormentarsi da soli può essere legata all’ansia da separazione del bambino che può manifestarsi come conseguenza di un attaccamento insicuro con il genitore ( Bowlby), in altri casi la paura di stare da soli in casa la notte e/o di addormentarsi può risalire ad un esperienza “traumatica” come quella di essere stati sorpresi dai ladri o di essere stati vittima di un incidente domestico come, ad esempio, un incidendo oppure ci si e trovati a gestire una situazione di grande difficoltà come, ad esempio, il malessere o la morte di un familiare.
Quantunque la paura di dormire in casa da soli può avere diverse cause in questa sede ci soffermeremo su una causa specifica in cui la paura di stare da soli in casa la notte o di addormentarsi rappresenta una risposta disfunzionale al timore di poter star male, inteso come essere sopraffatti da un attacco di panico notturno, e non poter essere soccorsi da alcuno.
Questa chiave di lettura spiega bene l’angoscia, i tentativi di evitamento e i comportamenti protettivi che l’individuo mette in atto per salvarsi da un attacco di panico notturno che probabilmente ha già vissuto e che, comprensibilmente, tende ad evitare ad ogni costo. L’esperienza dell’attacco di panico notturno è terrorizzante, l’individuo può svegliarsi improvvisamente nel cuore della notte con sintomi quali tachicardia, fame d’aria, oppressione al petto e altre sensazioni che lo inducono a pensare che sta per succedere qualcosa di terribile come un infarto, la perdita di controllo o, addirittura, la morte; se consideriamo che ai sintomi diurni si aggiungono il disorientamento e la scarsa o nulla accessibilità a punti di riferimento o a persone che possano rassicurare ci si può rendere conto di come gli attacchi di panico notturni rappresentano un esperienza davvero terribile.
In conseguenza dell’attacco di panico notturno subentrano tutta una serie di meccanismi, evitamenti e comportamenti protettivi, finalizzati ad arginare “la paura della paura”: ovvero il timore che l’esperienza panicosa possa ripresentarsi; queste soluzioni nel breve termine sembrano funzionare poiché, effettivamente, riducono l’ansia ma, nel medio e lungo termine, intrappolano l’individuo in un circolo disfunzionale che può cronicizzare il disturbo.
La paura di dormire a casa da soli rappresenta, dunque, una “soluzione” finalizzata a prevenire un possibile attacco di panico notturno, in altre parole si tratta di un classico comportamento di evitamento che, come quasi sempre avviene, dà vita a tutta una serie di altri circoli viziosi che alimentano il problema:
Ansia anticipatoria. L'ansia anticipatoria, ovvero la paura della paura, consiste in una specie di "profezia", falsa ma suggestiva, attraverso la quale la mente anticipa, servendosi di pensieri e immagini, l'esperienza catastrofica dell'attacco di panico notturno dato per certo in condizione di solitudine; questa minaccia comporta sia la paura di stare in casa da soli di notte che la necessità di trovare qualcuno che possa vegliare e, all'occorrenza, intervenire o chiamare i soccorsi in caso di bisogno.
Attenzione Selettiva. La paura di dormire a casa da soli è alimentata dalla tendenza dell'individuo a "scannerizzare", in condizione di minaccia ( vera o presunta), il proprio corpo alla ricerca di segni e sintomi che possono far pensare ad un imminente attacco di panico notturno; ovviamente, la polarizzazione dell'attenzione sul proprio corpo aumenta la probabilità di intercettare sensazioni (innocue) che, lette in maniera catastrofica, possono dar vita ai meccanismi che innescano l'attacco di panico notturno.
L'attenzione selettiva è legata alla paura di stare a casa da soli di notte poiché questa condizione essendo considerata pericolosa facilità l'assorbimento interno, a scopo preventivo, per accertarsi che tutto sia a posto ma, paradossalmente, l'aumentata disponibilità di sensazioni allarma ancora di più l'individuo che teme l'attacco di panico notturno.
I Circoli Viziosi Interpersonali. Tra i fattori che contribuiscono a cronicizzare la paura di dormire a casa da soli assume un ruolo chiave la figura del partner, o altro familiare, che si presta, attraverso la propria presenza, a rassicurare l'individuo durante la notte; proprio come l'"accompagnatore" diurno, la compagnia notturna adibisce al ruolo di soccorritore in caso di bisogno, ovvero nel caso in cui l'individuo è sopraffatto da un attacco di panico notturno.
La presenza della compagnia si rende necessaria anche per esorcizzare la paura di stare a casa da soli di notte o durante l'imbrunire poiché questi frangenti della giornata vengono percepiti come minacciosi per il fatto che il buio rende meno disponibili sia i punti di riferimento che le persone in grado di prestare soccorso in caso di necessità.
Se la compagnia non è disponibile, ad esempio perche il partner deve pernottare fuori per motivi di lavoro, l'individuo inizia a sperimentare ansia anche diversi giorni prima che la "separazione" si realizzi profetizzando scenari catastrofici in cui si rappresenta mentre sta per aver un infarto, svenire, perdere il controllo o, addirittura, morire in seguito ad un attacco di panico notturno.
La figura della compagnia notturna si presta, dunque, ad un classico circolo vizioso disfunzionale: da un lato la sua presenza rassicura l'individuo che manifesta la paura di dormire da solo in casa dall'altro impedisce di demolire la "credenza" secondo la quale la condizione di solitudine risulterebbe pericolosa ai fini della propria incolumità; ricordiamo che in base alla presenza o assenza della compagnia notturna si attivano particolari meccanismi cognitivi (ansia anticipatoria, attenzione selettiva, comportamenti protettivi, evitamenti) che riducono o amplificano la percezione di minaccia rispetto all'eventualità di essere sopraffatti da un attacco di panico notturno.