Lara è una giovane donna di 32 anni celibe, lavora come segretaria nella ditta del padre e da circa 8 anni soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo da Contaminazione; le fisse di Lara consistono nel timore di potersi contaminare con sostanze disgustose ( feci e urina)
tutte le volte che ha necessità di utilizzare bagni pubblici, compreso quello dove lavora, e, in misura minore, quando è costretta a toccare
cose (banconote, cancelleria, mezzi pubblici, contatti fisici con altre persone etc.) che indirettamente possono essere contaminate da feci ed urina e quindi pericolose. Quando la paura di essere contaminata si presenta, ad esempio dopo aver toccato un collega che, qualche
minuto prima, si era recato in bagno, Lara inizia ad avvertire un fortissimo disagio: ha la sensazione di essere imbrattata di feci e urina fino a sentirne la presenza sulla pelle e a percepirne l’odore; avverte un fortissimo disgusto fino al punto di sentirsi mancare o “impazzire” se non prende al più presto provvedimenti.
Questo disagio intollerabile spinge Lara a mettere in atto i rituali di pulizia che consistono in un interminabile lavaggio delle mani preceduto da una serie di precauzioni ( utilizzo di salviette umidificate e specifici disinfettanti che ella porta sempre nella sua borsa, far scorrere l’acqua nel lavandino per almeno 15 minuti per assicurarsi che l’acqua è pulita, evitamento di tutti i servizi igienici etc.) funzionali alla decontaminazione. Il lavaggio compulsivo delle mani può durare fino a 2 ( se si trova in ambienti diversi da quello di casa dura di meno ma si ripropone di perfezionarlo non appena arrivata a domicilio) e prevede una minuziosa sequenza: prima lava una mano e poi l’altra per innumerevoli volte finche ha la sensazione di essere decontaminata e subentra la percezione di essere a posto.
Questi rituali di lavaggio e decontaminazione impegnano Lara per diverse ore al giorno è compromettono significativamente la sua qualità della sua vita; le sue mani sono rovinate dagli agenti chimici che utilizza per decontaminarsi aumentando il rischio di infezioni, tutta la sua
esistenza è orientata ad evitare luoghi, situazioni e occasioni che possono rappresentare un rischio ( contaminata da feci e urina) nel tentativo di ridurre i faticosi e interminabili lavaggi compulsivi delle mani. La sua vita è tutta incentrata sul meccanismo perverso del Disturbo Ossessivo Compulsivo che, con i suoi circoli viziosi, ha imprigionato Lara in una spirale di sofferenza.
Ci si può chiedere come mai, nonostante reputi i lavaggi come eccessivi Lara non riesce a smettere? Perché non riesce a tollerare il minimo rischio rispetto ad un possibile contatto con feci e urina? Perche il suo problema si mantiene? La risposta a queste domande è stata fornita nell’ambito delle ricerche cognitivo comportamentali( il lettore interessato può leggere altri articoli sul Disturbo Ossessivo Compulsivo scritti dal Dr Costa e presenti in questo sito) che hanno evidenziato una serie di caratteristiche che aiutano la comprensione dei meccanismi del Disturbo Ossessivo Compulsivo:
La ricerca ha dimostrato che quasi tutte le persone riferiscono occasionalmente contenuti di pensiero strani, bizzarri, immorali; quindi, la differenza tra soggetti affetti da DOC e soggetti non clinici non è dovuta ai contenuti ma a particolari caratteristiche cognitive di questi soggetti; in sostanza i soggetti, come Lara, destinati a sviluppare un DOC presentano:
- Eccessiva importanza attribuita ai pensieri ( per molti soggetti affetti da Disturbo Ossessivo Compulsivo pensare a qualcosa equivale a farlo o a essere: “ se penso di essere contaminata vuol dire che sono contaminata”);
- Sovrastima della minaccia. I soggetti affetti da Disturbo Ossessivo Compulsivo percepiscono un rischio maggiore rispetto ai soggetti non clinici. Una persona normale, in genere , non pensa di poter essere contaminata dal semplice o occasionale contatto con una sostanza accettando il rischio; per Lara, lo stesso contatto occasionale assume valenze di rischio insopportabile.
- Eccessiva responsabilità. I soggetti destinati a sviluppare il DOC attribuiscono a se stessi una eccessiva responsabilità rispetto a previsioni di essere danneggiati o di danneggiare.
- Necessità di controllo totale sui pensieri
- Intolleranza per l’incertezza. Il minimo dubbio innesca condizioni di ansia o disagio che il soggetto cerca di lenire attraverso rituali o altri comportamenti rassicuratori;
- Pensiero magico. Spesso i soggetti DOC attribuiscono ai pensieri attributi magici così, se un pensiero è in grado di “provocare” un danno, lo stesso danno può essere esorcizzato da un altro pensiero.
Per quanto riguarda la cronicizzazione del disturbo è utile sottolineare alcuni meccanismi ricorsivi che impediscono l’estinzione dei comportamenti compulsivi e, quindi, delle ossessioni stesse. Se ritorniamo al caso di Lara possiamo notare questi meccanismi:
- Ogni qualvolta Lara sente la minaccia di poter essere contaminata da feci o urine sperimenta un fortissimo disagio che ella percepisce non solo come insopportabile ma anche infinito (“sarà cosi per sempre”); questa credenza fa subito scattare il lavaggio compulsivo delle mani che produce due effetti:
- Riducendo il disagio ( anche se temporaneamente e a costi altissimi) il rituali di lavaggio delle mani viene rinforzato cosi, ogni qualvolta si presenta lo stesso disagio, la probabilità dell’emissione del rituale aumenta e, di conseguenza, aumentano anche la frequenza e l’importanza attribuita ai pensieri ossessivi di contaminazione;
- L’emissione del lavaggio compulsivo delle mani, e di altri comportamenti protettivi, impedisce la disconferma dell’ipotesi catastrofica, in sostanza, Lara potrebbe ragionare in questo modo: “ Se finora non mi sono contaminata è grazie all’”efficacia” dei rituali. Questo meccanismo di correlazione illusoria è uno dei fattori di mantenimento che contribuiscono alla cronicizzazione del DOC.
Quale cura possiamo suggerire a Lara per liberarsi del suo Disturbo Ossessivo Compulsivo da Contaminazione? Stando ai dati di efficacia derivanti dagli studi controllati la psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), con l’implementazione dell’esposizione con prevenzione della risposta (ERP), è considerata da sola o in associazione ai farmaci della classe(SSRI) la terapia di elezione per la cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo (American Psychiatric Association, 2007). I ricercatori hanno scoperto che questa forma di terapia si avvicina all’80% per cento di successo nel trattamento del DOC, !un risultato superiore a quello dell’intervento farmacologico. Un dato sorprendente riguarda il fatto che l’implementazione dell’ERP produce gli stessi cambiamenti nella chimica del cervello che si ottengono nei pazienti che sono stati sottoposti al solo intervento farmacologico.